C'è una domanda che ci fanno spesso: perché lo fate?
La risposta più vera è anche la più semplice.
Lo facciamo per le bambine che siamo state.
Erano piccole. Si strappavano i capelli, si mangiavano le unghie, si stuzzicavano la pelle, e lo facevano di nascosto, in quel silenzio che conoscono bene solo le persone che l'hanno abitato. Non è che intorno a loro mancasse tutto: c'era gente che voleva loro bene. Ma il supporto di cui avevano davvero bisogno non c'era. Non un nome per quello che vivevano, non gli strumenti, non qualcuno capace di dire che non c'era niente di sbagliato in loro. Quel supporto lo hanno cercato a lungo. Non è mai arrivato.
Crescendo abbiamo smesso di aspettare che quel supporto arrivasse. Abbiamo deciso di esserlo noi.
Abbiamo scelto di diventarlo.
Comunità CRFC nasce da qui. È il modo in cui, oggi, torniamo da quelle bambine e ci sediamo accanto a loro, come allora nessuno è riuscito a fare. E lungo la strada abbiamo capito una cosa: quando quello che costruisci per te finisce per raggiungere anche gli altri, dai più piccoli agli adulti che ci convivono da una vita, e chi sta loro accanto, i genitori, le famiglie, allora non stai più solo tornando indietro a salvare te stessa. Stai vincendo qualcosa di molto più grande.
Si chiamano CRFC, Comportamenti Ripetitivi Focalizzati sul Corpo. Ma allora, quel nome, non lo conoscevamo.
Le persone

Swirl
Sono nata e cresciuta a Firenze, e ho iniziato presto a viaggiare per il mondo. Ho lavorato nella moda, nella musica, nel cinema, davanti alla macchina fotografica e sui social: dentro un mondo che vive di immagine.
Ho iniziato a mangiarmi le unghie alle elementari, e convivo con la tricotillomania dalle medie. Ho cominciato la terapia ai primi sintomi e non ho più smesso. In oltre vent'anni, tra approcci e discipline diverse, è nata una passione per una cosa che all'inizio pensavo non funzionasse davvero. Crescendo ho capito che la terapia funziona, e che te ne accorgi solo dopo: quando hai camminato abbastanza in avanti da poterti fermare, guardare indietro, e vedere che di strada, in effetti, ne hai fatta.
Mi rendo conto che per tutta la vita ho fatto una cosa sola, sotto forme diverse: dire che esiste più di un modo di essere bellə. Che tanti difetti che ci vendono non esistono, e che la felicità si trova quando impari ad accettarti, non quando ti insegnano a correggerti. Ne parlo dove posso: sui miei canali, nel mio lavoro, e ogni volta che un giornale o una TV ha raccontato la mia storia.
Per me questo progetto non serve solo a sostenere chi vive le mie stesse difficoltà. Serve anche a tenere aperto un dialogo con la società: in un mondo davvero sano, costruito per l'essere umano e non contro, non avremmo bisogno di standard di bellezza.

Francesca
Sono per metà italiana e per metà dominicana, e ho anche la cittadinanza statunitense. Ho studiato a Boston per diventare psicoterapeuta, e oggi vivo in Canada.
C'è una cosa che di me si capiva già da bambina. Ero quella che non correva a giocare se qualcuno era rimasto indietro a soffrire: mi sedevo accanto a loro, e restavo. Sentivo le emozioni degli altri con un'intensità che le persone intorno a me notavano, i miei genitori, la scuola, tutti. Avevo un mondo interiore enorme, e una sensibilità che a volte era un dono e a volte un peso. Mi sono portata dietro anche un ADHD che allora nessuno sapeva riconoscere, e per anni ho sentito tanto senza avere le parole per dirlo.
Anche io convivo con i CRFC. Li ho vissuti sulla mia pelle molto prima di studiarli: anni di terapia, momenti difficili, la mia strada per imparare a conviverci. E in mezzo a tutto questo c'era un desiderio che non mi ha mai lasciata: fare qualcosa per chi vive quello che ho vissuto io. Non come terapeuta, ma come persona, per restituire qualcosa al Paese in cui sono cresciuta, dove non avevo trovato gli strumenti che mi sarebbero serviti.
Aiutare le persone, in fondo, è sempre stata la mia vocazione. Per questo sono diventata terapeuta, e oggi lavoro con le donne: accompagnarle a stare bene con se stesse, è la mia passione. Non lavoro clinicamente con i CRFC, ma la mia formazione mi permette di contribuire alla parte clinica e di ricerca di questo progetto, e di farlo con la doppia lente di chi li studia e di chi li vive.
Alla fine, quella bambina che si sedeva accanto a chi soffriva non è mai andata via. Ho solo trovato il modo di farlo per più persone insieme.
Come ci siamo trovate
Non ci conoscevamo, e per molto tempo non ci siamo nemmeno incontrate.
Francesca era arrivata alla TLC Foundation, la principale organizzazione americana dedicata ai CRFC, prima come partecipante ai gruppi di supporto, poi come volontaria: ha iniziato a facilitare lei stessa quegli incontri, e ci ha messo dentro anni di esperienza. Swirl in quegli anni era modella a Londra e faceva divulgazione sui CRFC, tra social e interviste, tanto che è stata la TLC Foundation a notarla e a chiederle di essere una delle loro ambasciatrici durante la settimana di sensibilizzazione di settembre. È stato parlando con lei che l'organizzazione ha capito una cosa che noi due ancora non sapevamo: stavamo cercando di costruire lo stesso identico progetto per l'Italia, ognuna per conto suo. Così ci hanno messe in contatto.
Una a Boston, l'altra a Londra. Abbiamo iniziato a lavorare insieme molto prima di vederci in faccia.
Poi sono arrivate altre persone. Quella che è rimasta è Camilla, insegnante, che già portava avanti uno spazio dedicato alla dermatillomania e che oggi è la voce che se ne prende cura qui dentro. È lei che ci ha raccontato questo comportamento da vicino: un comportamento che riguarda anche noi, anche se per entrambe la tricotillomania resta l'esperienza più presente.
In mezzo a tutto questo è nato il nostro podcast, Ma che brutto vizio. Non è stato solo un modo per parlare di CRFC in Italia: intervistando così tante persone abbiamo scoperto sfumature che non conoscevamo nemmeno noi, e in qualche modo è diventato anche la nostra terapia. Se dovessimo consigliarne due stagioni a chiunque, sono quella sulla tricotillomania e quella sulla dermatillomania: intense, e bellissime da ascoltare.
Col tempo le nostre vite hanno preso una direzione diversa, ed è arrivato lo spazio per dedicarci davvero a questo progetto. L'idea era in fondo già nella testa di entrambe da un po': trasformare tutto questo in un vero centro digitale. Abbiamo deciso di crederci, e di investirci. Ed è quello che stai leggendo adesso.
La parte più bella, però, è arrivata alla fine. Dopo una relazione a distanza che durava dai tempi del college, Francesca e il suo compagno si sono sposati. Hanno scelto di sposarsi in Toscana. Anche Swirl in quel periodo era a casa, a Firenze. E così, al matrimonio di Francesca, per la prima volta ci siamo incontrate di persona: Swirl, Francesca e Camilla, tutte e tre nello stesso posto. Cinque anni dopo aver iniziato tutto questo insieme.
Oggi Comunità CRFC è quel supporto che a noi è mancato.
Per i bambini che ci convivono adesso. Per gli adulti che ci convivono da sempre. Per chi vuole loro bene e non sa da dove cominciare.
E se sei arrivatə fin qui, forse è anche per te.
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